Verso Plutone: quarta (e ultima) puntata


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Oggi, 14 luglio 2015, la sonda New Horizons, lanciata nel 2006, raggiungerà il punto più vicino a Plutone e lo sorvolerà per catturarne le immagini insieme a quelle del suo satellite Caronte.

E noi, come previsto, arriviamo oggi all’ultima puntata dell’estratto di Tredici improbabili ipotesi di fine, appena prima dell’epilogo, il racconto di Giordano Meacci dedicato alla vita di Clyde Tombaugh, l’astronomo che scoprì Plutone e che ora sta viaggiando (in forma di ceneri) sulla sonda contenuto in ESC. Quando tutto finisce, antologia a cura di Mauro Maraschi e Rossano Astremo (Hacca edizioni).

Se volete leggere il racconto completo, lo trovate oggi su minima&moralia.

 


 

Clyde Tombaugh | quarta puntata

Estratti da Tredici improbabili ipotesi di fine, appena prima dell’epilogo di Giordano Meacci (in ESC. Quando tutto finisce, Hacca edizioni).

 

Lungo la vita di Clyde Tombaugh (1906-1997), fascicolo #II.8.

Adesso dovrei alzarmi dal letto e andare in bagno ma mi sembra tutto così… com’era quella parola? Quando mi chiesero alle elementari la parola che avrei voluto portare con me nella terra dei senzasuono… Le storie della maestra Johnson… La parola nella terra dei senzasuoni… Qual era? Remoto, mi pare. Mi sembra di aver detto remoto… E che non sapevo cosa voleva dire… Ecco… Curioso come le parole che impari, alla fine, ti tornino utili sempre, per lontano che vai… Sì… Dovrei alzarmi, trovare una qualche chiusa per la notte in arrivo, no? Non sono poi così rincretinito dagli anni per non rendermi conto di quello che sta succedendo… Solo, mi viene da ridere, ancora, come sempre, a pensare di non avere più tempo. Neppure per andare in bagno, mi sa. Forse qualcuno dovrebbe avere il buongusto di deciderle con parecchio anticipo, le ultime parole… Abbiamo avuto una vita per pensarci, alla fine…

«PRAGA. Plutone retrocede, diventa “pianeta nano” e va nella stessa categoria di Cerere, Caronte e 2003 UB313 (Xena): grandi asteroidi “promossi” nei giorni scorsi. Il sistema solare secondo gli astronomi della Iau (Unione astronomica internazionale) riuniti in questi giorni a Praga è ora formato da otto pianeti “classici”: Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno in ordine di distanza dal Sole. Poi ci sono i 4 “nani”. […] Il declassamento di Plutone è stato dettato dalle sue dimensioni troppo piccole (il suo diametro medio è di circa 2306 chilometri). I miglioramenti nelle osservazioni spaziali stanno permettendo infatti agli scienziati di scoprire l’esistenza di molti altri corpi celesti della grandezza simile a quella dell’ex pianeta e da qui l’esigenza di introdurre la categoria dei
“pianeti nani”. […]»
(da Gli astronomi declassano Plutone – Solo otto i pianeti del Sistema Solare,
«La Repubblica», 24 agosto 2006)

Epilogo del Dopofine

Sarà che il nome Horizon presuppone una qualche distanza immaginaria, e il superamento di un confine che è poi il confine stesso ― Ma è proprio l’orizzonte che la sonda si sta lasciando alle spalle, è tutto quello che sta abbandonando a sé stesso in un fulgore incongruo di retta abbozzata. È una linea che esplode in un infinito orizzontale, in quest’istante di bagliori e di lance di luce che s’intuiscono soltanto: solo una luminescenza di ritorno che s’introna tra i rami d’iperbole dello scafo, ora che orizzontale e verticale decadono del loro valore di aggettivi come estremi miraggi di ultravioletti morenti ― mentre tutto intorno alla sonda piovigginano fate morgane di elettroni in fuga, ecco un sussulto senzasuono del piccolo canestro di alluminio – un rumore vuoto e abbacinante; antico, nella sua mancanza di musica: l’ultima sfera disarmonica e posticcia che scricchiola e stona dai confini del sistema solare. È quel movimento senza risposta – gli occhi pietrosi dei pianeti kuiperiani come una scorta ammutolita di fantasmi, schierati e attenti all’entrata di un qualche purgatorio minerale – È quel movimento senzarisposta il passaggio disincarnato delle ceneri di Clyde Tombaugh da una fine a un confine nuovo, buio e larghissimo come le paure curiose di quando si è bambini. Come il cielo stellato sopra Streator; prima che se ne colgano i limiti che poi rivedremo nei sogni tutta la vita. I nuovi orizzonti da rimodellare che i resti di Clyde Tombaugh si portano dietro, un’amnesia organica di quello che si è stati, la prima morte di uomo a scavalcare davvero i recinti imposti del sistema solare. La materia che, per una manciata di anni, uno spigolo di tempo infinitesimale – per quelli che segnano il tempo – è stata vita; e che adesso arriva dilà: un fruscìo senzasuono, una manciata di tempo e di ceneri che supera i cancelli del cielo lasciandone traccia e memoria davanti a sé.

 

[Grazie a Giordano Meacci, Hacca Edizioni e Mauro Maraschi.]