Aethra — L’altra mamma


aethra

Un nuovo racconto di Future Fiction è arrivato in edicola: è Aethra — L’altra mamma di Michalis Manolios, autore greco che ha vinto l’Aeon Award.
Il racconto parte dall’indagine su un omicidio per arrivare a parlare di clonazione umana e viaggi nello spazio e nel tempo.
Al solito: qui trovate l’incipit, mentre il racconto completo è in edicola!

L’umanità era all’apice di uno dei momenti più eccitanti della storia dell’esplorazione spaziale: la conquista del satellite Europa. La navicella Europa II, vuota e senza equipaggio, dopo aver attraversato il sistema solare con precisione, economia e perseveranza, aveva rivolto lo sguardo verso il gigantesco Giove ed era entrata nell’orbita del suo satellite più promettente, rilasciando la navetta spaziale Hope in una morbida traiettoria a spirale verso la superficie. Mentre la navetta eseguiva la fase di discesa controllata, la nave madre iniziò ad accendere i sistemi di supporto vitale uno a uno.
Nel momento in cui Hope toccò il punto di atterraggio, quasi in cima alla Linea di Rhadamanthys, arrivò la conferma che tutti i sistemi di Europa II erano pienamente funzionanti e che la nave madre era pronta ad accogliere il suo equipaggio.
Sugli schermi d’innumerevoli spettatori su tutto il pianeta Terra, sotto la luce dei proiettori e davanti agli occhi di sua figlia, Armelina fu la prima ad avvicinarsi alla cabina di teletrasporto. La missione era chiara: tre mesi di osservazione orbitale, intercalate da passeggiate sulla superficie di Europa in compagnia di Elsa e Tom. Ogni tanto, tra una cosa e l’altra, avrebbe potuto fare ritorno sulla Terra per mezz’ora o un’ora, da passare insieme a sua figlia Agape. Armelina sorrise entrando nella cabina. Era il turno di Europa; e lei sarebbe stata la prima a vederlo di persona.
La cabina teletrasporto sembrava un ascensore stretto senza porta. Dopo tutto, non era necessaria. Un bagliore rossastro illuminò l’interno della cabina per la frazione di secondo necessaria ad accendere il dispositivo. Armelina vedeva i tecnici all’esterno e i due colleghi in attesa del loro turno. Nelle cuffie, i calmi aggiornamenti di Andrei dal centro di controllo si susseguivano a un ritmo costante:
“Conferma atmosfera a bordo di Europa II.”
“Conferma temperatura all’interno di Europa II.”
“Carica Cabina Madre 92 %.”
“Carica Cabina Europa II 96 %.”
Pochi istanti dopo, la voce di Andrei si rivolse a lei in tono informale e rassicurante: “Okay, Armelina, è tutto tuo.”
Il pannello della cabina teletrasporto era così semplice che anche un bambino avrebbe saputo usarlo: allungò la mano e sollevò il coperchio di protezione del pulsante “singolo”. Ogni volta, quel gesto – come un caro vecchio amico – le riportava alla mente il ricordo di Nicos. Poi, senza esitazione, ignara del suo futuro, come un animale spensierato condotto al macello, spinse il pulsante.