Future Fiction: arriva la fantascienza in edicola


FUTUREFICTION-BERNARDO

Non poteva mancare, anche nella nostra edicola digitale, una collana di fantascienza: ed è così che è arrivata Future Fiction sui nostri scaffali.

Per festeggiarla, vi regaliamo gli incipit di alcuni dei racconti più belli: cominciamo da La Casa di Bernardo, di James Patrick Kelly, pubblicato per la prima volta nel 2003 sulla rivista Asimov’s.
La casa di Bernardo è una casa senziente che comunica, attraverso gli oggetti di cui è popolata, il suo bisogno di essere eternamente posseduta da un inquilino.

LA CASA DI BERNARDO

di James Patrick Kelly

La casa si sentiva sola. Nella speranza che Bernardo tornasse da lei, controllava di continuo le videocamere del cancello. Erano quasi due anni che non lo vedeva, mai prima d’ora era stato via così a lungo. Doveva essergli successo qualcosa. O forse si era banalmente stancato di lei. Sebbene non avessero mai parlato di dove andasse quando non stavano insieme, lei era piuttosto sicura di non essere la sua unica casa. Un medico famoso come Bernardo avrebbe potuto possedere tre case come lei. Se non quattro. L’idea che lui dormisse nel letto di qualcun altro la infastidiva. Una cosa che avrebbe potuto fare da due anni. Ultimamente si sentiva sciatta. Possibile che i suoi gusti in fatto di case fossero cambiati?
Forse.
Probabile.
Sicuro.
Credeva di essersi sottovalutata anche troppo. I suoi fianchi erano sottili e i pavimenti di un pallido marmo Botticino. I cuscini del suo divano Epping non erano molto da atmosfera loft. Il suo progetto costruttivo mostrava un corpo dinamico, da ballerina taglia 38 – Bernardo aveva specificato capelli corvini e occhi verdi – e soltanto otto camere, semplici ma eleganti. Sapeva cucinare come uno chef, anche se non era progettata per mangiare. Certo, quando lui l’aveva fatta costruire la prima volta, le aveva messo le mani a coppa sui seni e le aveva detto che gli piacevano piccoli, ma forse quello che voleva adesso era un tappeto intessuto a cavo, da parete a parete, e dei tendaggi a festone.
Lui aveva promesso che le avrebbe portato una nuova serie di quelle paretorama che le piacevano, perché una ragazza non poteva sopportare così tante vedute di galassie in collisione e della Cappella Sistina. Durante le ultime nove settimane, lei aveva fatto scorrere tutti e sedici i milioni di colori che le pareti potevano riprodurre. Se avesse lasciato ogni colore per due secondi, sarebbe stato necessario poco meno di un anno per passare in rassegna l’intera gamma.
Ogni giorno, per piacergli, infilava il proprio corpo in uno di quei modelli erotici tutte curve che lui le aveva aggiunto al processore di indumenti. Il bustino costrittivo, il babydoll di pizzo o la canottiera a rete. A lei non piaceva molto il modo in cui il peluche di cuoio-e-catene le aderiva alla pelle; Bernardo non aveva badato a spese per la sua sensibilità tattile. Persino i suoi divani potevano eccitarsi al giusto tocco. Dopo essersi vestita, lucidava i suoi sanitari Amadea in ottone e cromo, oppure il set di posate d’argento Incantatrice o la batteria in rame di pentole francesi Cuprinox. Qualche volta spolverava, sebbene la polispuma reticolata dell’unità di trattamento dell’aria filtrasse particelle più grandi 0,03 micron. Bernardo le mancava tanto. A volte la masturbazione aiutava, ma non molto.

continua…

Potete trovare il racconto intero qui.