Il cruccio di Lady Jane, 2


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Nei prossimi giorni gli iscritti a Port Review riceveranno il nostro Bollettino del Porto con la quinta puntata del feuilleton scritto per noi da Giordano Meacci (non siete iscritti? È facile, basta aprire un account!).

Intanto, però, visto che è il nostro compleanno, ecco altre due puntate del Cruccio di Lady Jane (le prime due le trovate qui).

LE PECULIARITÀ ACCATTIVANTI DI LADY JANE

TERZA PUNTATA

“Austen!”, mormorò Lord Jonathan come colpito da un fulmine di percalle scivolato dalle tendine ricamate della sua notte interiore. “Austen… da quanto tempo non sentivo nominare il mio più antico compagno di bevute!”

Jane―Austen… la scrittrice, mi sembra… Non Austin Timberlake, il conte di Westwashingdown… che, Mylord se ne ricorderà, è morto inghiottito dai borborigmi del mosto della Botte Grande della Contea di Darweesh…” intervenne, pieno di rispettoso diniego, il giovane contadino: addentando una mela verde dopo averla strusciata con impegno sui panni di cencio.

“Ah! La Botte Grande della Contea di Darweesh…”, rimormorò Lord Jonathan Limerick Rostremare-Winnicot-D’Auvery-Windemere dei Marchesi di Consuelince-Sheffield e dei Conti Hugh-Hughinson-Strawberriegh ― con una ricapitolazione mentale dei suoi titoli pari se non superiore al tempo dovuto al rimormorìo. E fu proprio in quello scontrarsi di sentimenti ingestibili e distinti, mentre le lamine rubino del cuore gli s’infervoravano di sangue nuovo quasi fosse tornato ai suoi vent’anni prodigiosi; lasciato l’attizzatoio a morire, condannato dalla sua stessa inerzia ferrosa lungo la sua coscia destra (e almeno fin dopo i legamenti provati e stanchi del suo ginocchio), Lord Jonathan riandò con l’occhio lagrimoso della sua mente più privata – mentre le lacrime vere lasciavano una traccia evidente rigandogli le guance; e scavandosi solchi gialli lungo il nerofumo della fuliggine – e riscrisse con lo sguardo tagliente degli anni perduti i suoi ricordi più vividi e lucenti: di quando, nudo dalla cintola in su, insieme con il suo amico più caro (e più vecchio di lui di soli ventiquattro anni); in sodalizio giocoso con il suo adorato e fidatissimo conte Austin Timberlake di Westwashingdown, partecipava alla gara autunnale dell’immersione nel mosto. “La Gara delle Gare”, che i bifolchi di Darweesh County chiamavano, proditoriamente – dandosi di gomito e sputacchiando qua e là copiosi quantitativi di tabacco masticato: ah, l’oro delle terre d’Occidente, tutte le terre perse delle coste americane in balìa della saliva villana di qualche rozzo locale! A questo, si diceva il ventenne Lord Jonathan, sono serviti anni e anni di latifondismo abbrutente! ― “La Gara delle Gare!” il pensiero imbonitore rimbombò tra i ricordi e le guance fuligginose come il rintocco al tempo stesso esaltato e funesto della Liberty Bell di Filadelfia.

“La Gara delle Gare” ridotta dalle burle grezze di un gruppo volgare di contadini al rango fangoso e lercio degli epiteti ingiuriosi e ridicolizzanti di “Controlla il livello!”, “Da Mosto a Morto!” e “Fate posto, fate posto! Un altro nobile nel Mosto!”

Tutta una serie di ricordi grami cui il quindicenne – un incisivo infitto nella buccia verde della mela, la schiuma della polpa a riempirgli le gote scavate – si immischiò invadente con “Mylord, scusate la domanda… Ma nel mosto c’erano già, i lieviti, quando vi buttavate voi?” Domanda puerile che Lord Jonathan, perso com’era in un tempo e in luogo lontani, non degnò di risposta.

QUARTA PUNTATA

E invece si rivide, baldanzoso e impavido, sul bordo di legno della Botte Grande, in attesa del salto. Con Lord Austin già tuffatosi – e immerso fin sopra i capelli nel liquido borbottante – da più di dieci minuti! Che tempra… pensava, pronto al tuffo, il ventenne Signore di Rostremare-Winnicot (il minimo nobiliare che s’era imposto a quel tempo per non perdere continuamente l’attimo). Che fisico invidiabile, sebbene ultraquarantenne!… continuava a pensare, sempre sul bordo, sempre nudo dalla cintola in su, il Lord Jonathan infreddolito dei ricordi di Lord Jonathan. Ed ecco però, nella memoria, il lancio! E che effetto inebriante e curioso, immergersi nella Botte, il fisico gagliardo di Lord Austin Timberlake a fianco a fianco a lui, concentrato nella sua apnea prodigiosa! Nel ricordo, Lord Jonathan cominciò a contare insieme con il Lord Jonathan saldato al suo attizzatoio… Dieci ventiTrenta secondi nel mosto ribollente di schiuma! Finché, allo scoccare del trentatré… Il respiro affannato della riemersione. Con quel cuore grande del suo miglior amico che continuava, imperterrito, a sfidare la storia degli uomini e le leggende degli antichi dei pagani in quell’impresa di resistenza che aveva – anche a detta di tutti i villici intorno che si davano di gomito sorpresi – il crisma miracoloso dell’eccezionalità!

“Lord Jonathan”, un altro morso, una scheggia di canino scivola dalla polpa smangiucchiata al tappeto incerto di aghi di pino, “Lord Jonathan! Vi sziete incantato…?”

Il vecchio signore di quei luoghi, una mano ad afferrarsi il viso, uno strusciare di palmo che comportò un’imbellettatura cinerea poco gradita (sebbene misconosciuta dall’anziano Lord, privo di specchi com’era quel bizzarro tinello nel Bosco di Cherrington-Leediwall), a poco a poco si riebbe. E prese a fissare il giovane straccione con occhi curiosi e indomiti di sparviere che – pur gravato da inverni e inverni di caccia – non è in nulla disposto a porre un freno artigliato alle sue mene predatorie né, tantomeno, a lasciarsi mettere nel sacco dal primo cenciuto, sdentato pezzente che trasmigri da un’Abbazia a un Maniero, quali che siano! E qualunque cosa si intenda per romanzo!

Finita la mela, il quindicenne – un buio sorriso al centro della bocca, le pieghe convesse degli occhi strizzate come se già soffrissero delle stagioni di fatica a venire – cercò di alzare il cappello di feltro (“… che dimenticanza disonorevole!” s’avvide improvvisamente il vecchio Lord Jonathan Limerick) per significare un saluto che lo portasse via da quegli alberi fitti, da quel graticcio di rami, da quel pavimento pieno di aghi e di foglie secche portate dal vento ― con il dipiù dell’odore di quaglie bruciate che promanava, insieme corposo e avvilente, dal capace camino in muratura e sassi di fiume che, edificato per vezzo e gusto innegabile al centro d’una minima radura, era – si sa – il vanto e l’orgoglio del nobiluomo; così come, del resto, anche il pensiero saltuario epperò attento e premuroso della sua adorata figlia Jane: sempre lo stesso pensiero accalorato di fronte alle indomabili esigenze del suo vecchio padre: comunque pronto – la sua croce e la sua deliziosa, sbarazzina, incongrua e privatissima lotta all’età che incalza – a dimostrare sé stesso nelle scelte e a scegliere sé stesso in una congerie apparentemente casuale di dimostrazioni di sé.

“E dove avresti intenzione di andare, ora?!” domandò cupo, tra l’impensierito e lo stizzito, Lord Jonathan – senza neppure avvedersi del suo ergere l’attizzatoio verso lo sconosciuto adolescente: la presa della mano sudata e tesa, le folte sopracciglia facile preda dei venti statici della passione, dominata a stento, che gli cucivano appena al di sopra degli occhi un’espressione carica di sospetto e di furia: di poco tenuta a bada negli ultimi labirinti della ragione;appena prima di essere lasciata libera nei territori bradi della lesa maestà!

“Al raduno…” rispose, candido, il cenciuto adolescente. “… Ma non l’avete organisszzato voi?!”